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Agguato per un contrasto su una partita di droga, la difesa: "Assolvete gli imputati"

Giuseppe e Vincenzo Mongitore, padre e figlio, avrebbero sparato a Giuseppe Sorce che avrebbe replicato facendo fuoco

Vincenzo Mongitore

“Il solo a sparare, come riferisce l'unico testimone e come dimostrato da tutti gli atti istruttori, è stato Giuseppe Mongitore. Ce lo ha raccontato lui in udienza e la sua versione è del tutto coerente e logica”. Il sessantaduenne, lo scorso 18 aprile, in condizioni di salute ormai irrimediabili, aveva provato a scagionare il figlio Vincenzo, 33 anni, tirandolo fuori dalla vicenda. Ieri mattina il loro difensore, l'avvocato Calogero Meli, ha illustrato la sua arringa in difesa degli imputati.

Tentato omicidio con sparatoria, chieste tre condanne

“Giuseppe Sorce - aveva detto Giuseppe Mongitore - era venuto a casa mia sfondando il cancello con una pistola in pugno, cercava mio figlio e mi minacciò. L’indomani siamo andati per chiarire ma ci ha sparato addosso”. L'accusa ipotizzata per entrambi è di tentato omicidio ai danni del trentenne Sorce, a sua volta imputato dello stesso reato perchè avrebbe sparato al loro indirizzo in replica al fuoco dei suoi avversari. Giuseppe Mongitore è morto lo scorso 3 novembre. Il pm Gloria Andreoli, se fosse stato vivo, avrebbe chiesto la condanna a 10 anni di reclusione. Nove anni e sei mesi sono stati proposti per il figlio e 9 anni per Sorce.

“Giovanni Milana, amico di Sorce che restò ferito nella sparatoria, non accusa mai Vincenzo Mongitore di avere fatto fuoco e la prova dello stub - ha aggiunto l’avvocato Meli - è negativa. Non c’è nessun altro elemento in base al quale si può ipotizzare che abbia avuto un ruolo nel tentato omicidio”. L’agguato al centro del processo è avvenuto il 16 settembre del 2015. I Mongitore sarebbero andati nell'abitazione di Sorce, in contrada Coda Volpe, a Canicattì, per ucciderlo a colpi di pistola. Lo stesso Sorce, gravemente ferito dai colpi ricevuti, replicò sparando ma senza ferire nessuno. “Anche se fosse vera questa ricostruzione – ha detto, invece, l’avvocato Angela Porcello, suo difensore – lo ha fatto solo per difendersi e non certo per uccidere i suoi rivali”. Il 17 aprile, i giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, si ritireranno in camera di consiglio ed emetteranno il verdetto. 

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